- Di Marco Conti
- 9 Aprile 2026
- Architettura
L'Equilibrio tra Forma e Funzione
Pochi principi hanno segnato l'architettura moderna quanto la celebre formula 'la forma segue la funzione'. Eppure, a oltre un secolo dalla sua enunciazione, vale la pena chiedersi se quella massima non abbia generato tanti malintesi quante intuizioni. Ridurre la forma a mera conseguenza della funzione significa impoverire entrambe e dimenticare che l'architettura è anche emozione, simbolo e memoria.
Nella pratica progettuale, forma e funzione non procedono in sequenza ma in dialogo. Una soluzione funzionale brillante può suggerire una forma inattesa, così come un'intuizione formale può rivelare modi nuovi di abitare uno spazio. Il progettista esperto non sceglie da quale partire: tiene insieme entrambe le tensioni, lasciando che si correggano e si ispirino reciprocamente.
Gli esempi più memorabili della storia dell'architettura sono proprio quelli in cui questo equilibrio raggiunge la perfezione. Pensiamo a come una scala possa essere allo stesso tempo un dispositivo per salire e un'esperienza spaziale, oppure a come una facciata possa proteggere dal sole e insieme definire l'identità di un edificio. Quando forma e funzione coincidono, l'architettura diventa inevitabile.
Il rischio del funzionalismo dogmatico è produrre ambienti efficienti ma freddi, dimenticando che gli edifici sono fatti per le persone e non per i diagrammi. All'estremo opposto, la forma fine a se stessa genera architetture spettacolari ma scomode, monumenti all'ego del progettista più che luoghi da vivere. Entrambe le derive tradiscono la disciplina.


Oltre la Falsa Dicotomia
Come ci ricorda la saggezza progettuale, 'la bellezza di un edificio si misura anche da quanto bene risolve i problemi che nessuno vede'. La funzione ben risolta è invisibile, e proprio questa invisibilità lascia respirare la forma, liberandola dal compito di giustificarsi.
In Bisquito non crediamo nella gerarchia tra forma e funzione, ma nella loro reciproca necessità. Ogni progetto è la ricerca di quel punto di equilibrio in cui ciò che è utile diventa anche bello, e ciò che è bello si rivela profondamente utile. È in questa sintesi che riconosciamo la buona architettura.


